
«L’idea è trasformarla
in una strada di quartiere»

Francesco Lupic è un architetto di quasi 34 anni. Tornato a Milano nel 2014 dopo diversi anni all’estero, ha trovato casa in via Padova. Durante il lockdown il suo lavoro si è fermato, e si è ritrovato solo. Così ha ripensato a come riorganizzare la sua casa, come molti suoi clienti. Da architetto ha visto la città, i suoi spazi esterni ed interni, vuoti di tutto, come mi ha raccontato qui. Quando elenca le cose che ora gli mancano, non posso che dargli ragione. Sono cose superflue – dicono alcuni – solo che la vita è fatta anche di quelle cose lì (e che non sono superflue poi se sono il tuo lavoro). Francesco come me e come molti italiani ha riscoperto anche il piacere di cucinare, inteso però come il piacere del tempo dilatato. Cioè prendersi tutto il tempo necessario per realizzare qualcosa che amiamo seguendo le tradizioni di una volta. Con il suo studio All Out Lab ha anche partecipato alla creazione del progetto di riqualificazione della sua via, di cui molti parlano e che dovrebbe iniziare ad aprile 2021.
Via Padova, una strada di quartiere
Nel 2016 nel tempo libero con alcuni colleghi avevamo iniziato a pensare a come cambiare la via. Poi nel 2017, con l’aiuto dell’Associazione Padova Viva, abbiamo partecipato al bilancio partecipativo del Comune di Milano con un progetto per la riqualificazione dell’asse di via Padova, che si chiama “Punti di rigenerazione urbana”. Questo progetto, insieme ad altri, ha avuto un discreto successo, e nello specifico ho scoperto poi, quando sono usciti i punteggi, che molti lo hanno conosciuto tramite il fatto che l’avessi sponsorizzato sulla Social District. Il progetto prevedeva la riqualificazione di un tratto dell’asse di via Padova. Nello specifico, era un tratto che andava dalla rotonda di via Giacosa fino a davanti alla chiesa che c’è appena dopo il ponte della ferrovia. Il progetto prevedeva un ridisegno della carreggiata per evitare la sosta selvaggia, l’inserimento di alberatura e di una pista ciclabile a doppio senso. Poi un ridisegno degli incroci per cercare di creare degli spazi di socialità migliori rispetto al mero incrocio stradale, e l’inserimento di panchine in alcuni punti. Infine prevedeva un’attenzione particolare, questo perché era stato richiesto dai cittadini con i quali avevamo parlato in associazione di quartiere: piccoli interventi di videosorveglianza locale e di pulsanti di allarme, per esempio per le ragazze che tornano tardi la sera.

Il progetto è stato proposto al bilancio partecipativo ed è risultato, con mio grande stupore, devo essere sincero, il più votato in senso assoluto a Milano, e uno dei più votati anche nel Municipio 2. Si è passati poi attraverso una serie di selezioni e si è arrivati fino all’inizio del 2021, in cui è stata fissata la calendarizzazione per la realizzazione delle opere, che avverrà a partire dalla fine di aprile di quest’anno. Dal confronto tra l’Assessorato alla Partecipazione e quello dei Lavori Pubblici si è poi scoperto che il comune aveva già autonomamente fatto un progetto analogo. Allora ci è stato chiesto se volevamo interagire con il Comune per ampliare il progetto fondendo i due budget. Quindi si è riusciti ad estendere il progetto dalla rotonda di via Giacosa fino all’incrocio tra via Padova e via De La Salle, più o meno dopo Cimiano, quasi Crescenzago. Si riuscirà dunque a riqualificare quasi due terzi della via. Insomma è diventata una cosa molto complessa che io non posso seguire: è un progetto comunale e quindi deve essere seguito dai tecnici comunali, però loro sono molto disponibili, ci mandano tutti gli aggiornamenti. Però formalmente con dicembre 2020, noi abbiamo ceduto la proprietà intellettuale dell’opera al comune di Milano
Comunque l’idea da cui siamo partiti era trasformare una strada che è stata in passato una strada di ingresso nella città, e di grande scorrimento, in una strada che ha una dimensione più di quartiere. Quando presentavamo il progetto io mi ricordo che l’esempio che facevamo era: “Il quartiere di intorno a via Padova, il quartiere Nolo, se vogliamo chiamarlo così, o anche Precotto, Turro, Cimiano, Crescenzago hanno già una strada di grande ingresso: via Palmanova. Non c’è bisogno che via Padova sia una strada di grande scorrimento”. Il concetto era declassarla a strada di quartiere.

Aree pedonali
Avere realizzato le piste ciclabili dopo il lockdown è stato un po’ prendere la palla al balzo: andavano fatte, ma forse se ci fosse stato con una sorta di voto popolare, non so cosa sarebbe successo. Ma la cosa che più mi ha stupito da milanese e da architetto è stata il fatto che il Comune di Milano abbia detto “Ok, potete mettere anche i tavolini dove volete, non pagate neanche le tasse”. Conosco studi di architettura, anche di amici e colleghi, che hanno avuto un boom incredibile, hanno lavorato praticamente senza sosta per tre mesi. Trovo che sia un’idea che possa in un futuro strizzare l’occhio a nuove aree pedonali. A Milano c’è stata la demonizzazione dei giovani che con la “movida” facevano schiamazzi. Praticamente il Comune di Milano è come se avesse detto in questo modo a tutti i suoi cittadini: “Signori, con i bar la gente ci campa, con i bar facciamo girare un sacco di soldi, e offrendo un buon servizio di ristorazione, che vada dal caffè la mattina fino alla cena alla sera, attiriamo turisti e questo è un miglioramento per tutti”. Se l’avessero detto quando io ero ragazzino, mi sarei sentito molto meno in colpa a uscire tutte le sere. Questo l’ho trovato un grosso cambiamento per la città.

Una città di quartieri in cui nulla è definito
Credo che ci sarà una trasformazione lenta, inesorabile, verso una città più a misura di quartiere, non credo più a misura di cittadino, perché comunque il cittadino secondo me è abituato ad attraversare la città. È anche un po’ impensabile che tutti i negozi di vicinato vendano tutto quello che ti serve. Si rafforzeranno – spero – i legami tra le persone che vivono nello stesso quartiere, e si rafforzerà credo quell’idea di pedonalità per cui aumenteranno progressivamente sia le aree pedonali sia i servizi di quartiere dedicati al cittadino. Se mio nonno e mio padre per farsi la carta d’identità andavano in via Larga, magari i miei figli e i miei nipoti andranno al tabaccaio sotto casa. Se le persone saranno abituate a rimanere nel proprio quartiere, tenderanno a prendersi più cura del proprio quartiere, e piano piano ci sarà un’attenzione maggiore alla via dove si abita, la palazzina dove si abita, il quartiere dove si abita, e dunque alla fine si migliora tutta la città. Se il quartiere di una città è come un paesino? In realtà è diverso: abito e vivo il mio quartiere/paesino, però nulla mi vieta di andare in un altro paesino, Isola, e conoscere quello che c’è lì. E se il mood del secondo paesino è diverso dal mio, se una sera voglio farmi una serata più “più asiatica”, posso andare in via Paolo Sarpi. Questo è il bello delle grandi città: c’è un po’ di tutto, ma non c’è niente di definito.
Questo progetto mi piace, però ci sarebbe anche Crescenzago e la martesana!! Piazza Constantino un quartiere antico, con una Chiesa Rossa bellissima. Vorrei sapere se avete intenzione di intervenire anche qui??
Grazie mille Graziella
Non so cosa ha in mente di fare il Comune di Milano per quelle zone