
«Nel quartiere ci sono due realtà parallele»

Alberto Andreetto ha 34 anni, è un Interaction Designer, si occupa dell’interazione dell’uomo con i sistemi meccanici e informatici. Dice di essere cinico, dice che questa pandemia non ci ha cambiato [o cambiati al plurale?], che non ne usciremo migliori. Me lo dice a gennaio 2021, quando lo intervisto per farmi raccontare la sua storia. Una storia di solidarietà: è lui ad aver realizzato la Spesa Sospesa NoLo, un sistema di donazioni che ha avuto enorme successo, finendo pure su tanti giornali. Non ne usciremo migliori, però qualcosa Alberto – con Daniele Dodaro – l’ha fatto, e questa è la storia di un’iniziativa che adesso continua (https://spesa-sospesa.web.app/), dopo il periodo emergenziale, all’interno del Mercato Comunale di viale Monza, grazie anche a Davide Fassi, ricercatore del Politecnico, e al suo spazio Off Campus Nolo. In questo periodo abbiamo visto le lunghe code davanti al Banco Alimentare. Alberto a suo modo ha realizzato qualcosa capace di aiutare le persone a soddisfare un bisogno primario: mangiare. A NoLo ci vive da qualche anno, e quello che ha notato prima e durante questi mesi è che ci sono due realtà parallele.
Ho sempre vissuto a Como, e prima di lasciare Come ho sempre pensato che non avrei mai lasciato Como (ride). Poi sono andato a vivere in Germania, a Monaco, che ha molto in comune con Milano. Quando poi sono tornato a Como mi sono reso conto che Como ormai era troppo piccola per me. Non solo in termini geografici, ma proprio in termini di relazioni, di servizi, di opportunità. E quindi ovviamente la città più vicina dove vivere era Milano, in cui tra l’altro lavoravo.
Il quartiere mi è piaciuto abbastanza, anche perché bè c’è un bel mix di ristoranti interessanti – a me piace molto tutto il discorso etnico e di melting pot culturale. Per me il cibo è molto importante, ho lavorato 8 anni in una cucina di un ristorante, e NoLo è davvero un’esplosione di diverse culture culinarie. E poi c’è una bella vita, e in più NoLo è connessa con il centro Milano in modo pazzesco.
Secondo me si è molto gentrificato. E nei prossimi anni succederà ancora di più. Adesso è come se trovassi due realtà parallele che non si toccano. La realtà di cui faccio parte io, che sono un millennial con un buono stipendio, con una buona posizione culturale e sociale, diciamo abbastanza elevata adesso. Come me ce ne sono tantissimi a NoLo, in qualche modo è stata scelta un po’ dalla mia tipologia di persona. Poi c’è un’altra realtà che viaggia in parallelo, quello della comunità filippina e peruviana. Con cui non ho contatti, se non con il tizio del pollo fritto qua in Pasteur, buonissimo, mi pento tutte le volte che lo compro… Insomma è come se vivessero su due strati. E il layer mio si sta piano piano allargando e andrà a prendere quell’altro, o meglio andrà a spostare quell’altro più fuori: gli affitti si stanno alzando, i prezzi si stanno alzando, e quelle persone non potranno più permettersi di vivere qui…

Cos’è il degrado
Alle volte si parla di degrado nel quartiere impropriamente, e spesso è solo una questione di razzismo. In Piazzetta dei Transiti tutte le sere c’erano i peruviani che bevevano birra. Mi piace? No. Ma non è “degrado”. In 2 anni che sono qua, ho chiamato la polizia due volte, per due italiani. Il tizio che beve la birra fino alle 3 del mattino ti dà fastidio, sì, ma non è degrado. Recintare la piazzetta è una soluzione? Si. È corretta? No, perché se recintiamo togliamo le panchine, e allora ci tiriamo la zappa sui piedi. Anche in piazzetta Arcobalena, adesso molti si lamentano. Preferivano il parcheggio abusivo perché “almeno non faceva rumore”. Anche a me non farebbe impazzire la gente che gioca a ping pong fino alle 3 del mattino, però se vuoi vivere in città, e prendere la metro e in cinque stazioni essere in Duomo, beh allora ti becchi anche la gente che gioca fino alle 3. Non vuoi quello? Allora devi andare a vivere fuori.
Il modello Milano
Su Milano ho alcune preoccupazioni: la pandemia, il lavoro remoto… Forse bisogna ripensare a come vivere la città. Dall’altro punto di vista mi viene da dire ai catastrofisti che dicono No, il modello Milano non funzionerà più che non è vero. Ma anche banalmente: in Allianz han tirato su una torre da 1000 miliardi, e adesso basta? Amen? Sicuramente andrà ripensato qualcosa. Per esempio la ciclabile per è un bellissimo esempio, è esattamente la direzione in cui bisogna andare, cioè creare la città più a misura di cittadino. Milano lo è già, perché chi vive a Milano lamentandosi di Milano non è mai uscito fuori da Milano, per quanto mi riguarda.
Non ha mai vissuto a Roma, non ha mai vissuto in altre città europee, non sa come funziona il mondo, perché se sei a Milano e ti lamenti di come si vive a Milano, tu non sai niente della vita. La capillarità dei mezzi pubblici, i servizi, le opportunità, la sicurezza… Ovvio che ci dovranno essere dei compromessi. Come in tutto, non puoi far felici tutti. A me piace la direzione che aveva preso Milano, e spero che sarà sempre più così. La sintetizzerei in: avere più opportunità per tutti è un vantaggio per tutti. Più diritti per tutti non vuol dire meno diritti per te.
